Villette: storia di una sfortuna
- lollodan
- 3 giorni fa
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Aggiornamento: 17 ore fa

Prima parte: introduzione e l'inizio del viaggio
Che cosa fare della vita quando si nasce sotto una cattiva stella? Come comportarsi, tra le pieghe della complessità dell'essere umani, per cercare di fare il bene? Questa secondo me è la domanda fondamentale a cui l'ultimo romanzo di Charlotte Brontë, Villette, cerca di dare una risposta. Pubblicato nel pieno della maturità artistica dell'autrice, nel 1853, il romanzo esplora temi universali con una voce autoriale che è precorritrice del romanzo moderno.
Iniziamo infatti la storia in medias res, guardando la vita di Lucy Snowe (la nostra beneamata protagonista) a partire da un momento di gravissima crisi esistenziale: si parla di una sventura, si ricorda una tempesta terribile -- ma si prende atto di essere sopravvissuti. Non ci viene detto nulla di questo passato: solo che Lucy deve imparare ad andare avanti nonostante esso.
E così fa: emigra, per fuggire da un'Inghilterra in cui non rimane nulla per lei, in un paese, il Labassaceour, che è una versione romanzata della zona centro-europea tra le Fiandre e l'Alta Francia. Ci viene raccontato come la sua epopea sia sempre in bilico tra la caduta tragica e la lontana ma possibile speranza. Tra mille peripezie, Lucy riesce a diventare bambinaia di una istitutrice importante di Villette (la città fittizia del romanzo). Mettendo in mostra le sue qualità diventa anche insegnante per ella. E per tutta la prima metà del libro vediamo Lucy combattere con le unghie e i denti per trovarsi un posto nel mondo.
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Charlotte Brontë, Villette, Roma, Fazi Editore, 2026, p. 60 |
Ecco un esempio dal testo del mix di lirismo e consapevolezza sociale con cui si esprime la voce narrante, e che tocca tangenzialmente il tema della sventura personale alle origini della storia di Lucy. |
Seconda Parte: le avversità
Ma qualcosa la minaccia, il suo viaggio non può essere semplice, o facilitato dalle circostanze. Ed è qui che il romanzo inizia a dipanare il suo tema fondante. Perché Lucy deve avere una vita così difficile? In primo luogo deve combattere contro sé stessa, e tutte le segrete pieghe del proprio animo che la trattengono indietro: la sua ritrosia, la sua timidezza, la sua incapacità di agire nei momenti propizi. Sta cercando di crearsi una nuova vita per sé stessa, ma qualcosa dentro le impedisce un cammino facile. Tante pagine lucide e commoventi sono dedicate all'analisi spietata che spesso le persone che hanno sofferto molto rischiano di avere meno strumenti per affrontare la vita. Rimane una qualche tendenza ad auto-sabotarsi, rimane una qualche forma di difficoltà estrema nel gestire le circostanze. Questi temi rendono il romanzo anticipatore di correnti di pensiero e fervori culturali successivi: vi sono in nuce elementi della psicoanalisi, nei temi del desiderio e del represso; elementi dell'esistenzialismo sul senso della vita umana e la riflessione sull'identità. Si potrebbero usare questi strumenti moderni per leggere il romanzo con una lente del "senno di poi": ma il romanzo, per quanto anticipa, rimane radicato nella propria epoca, mostrandoci le sue proprie caratteristiche: il rapporto faticoso con Dio in quanto creatura; la fede nella Provvidenza e il pensiero che questa vita non sia tutto ciò che c'è; il lavoro tenace e il proprio ruolo nella società come radice per una stabilità psichica. Leggendo Villette capiamo molto di più gli esseri umani di duecento anni fa.
Oltre a combattere con sé stessa, Lucy combatte con il mondo esterno. Diversi attori lavorano nell'ombra per i propri interessi, e per fare di Lucy uno strumento utile. Lei desidera di più della condizione transitoria in cui si trova, ma viene ostacolata nel realizzare il proprio desiderio. Per esempio, anche il migliore amico di Lucy, Graham, la usa: la vede solo come una timida e buona creatura a cui richiedere sempre aiuto. La assilla con le proprie questioni d'amore facendola soffrire terribilmente: perché lei lo ama. Un altro esempio è la sua datrice di lavoro, M.me Beck, che la tiene incatenata al suo posto in ogni modo, perché Lucy è brava come insegnante di inglese, e le è utile lì dov'è. Lucy invece vorrebbe aprire un istituto d'insegnamento tutto suo. Inoltre un invadente gesuita, Padre Silàs, la "perseguita" per convertirla al cattolicesimo, per soddisfare il proprio zelo ed ossessione -- ma Lucy odia "Roma" e i suoi fasti, ed è felice come modesta e frugale protestante. E così per tutto il romanzo, dall'allieva invadente che la vorrebbe più aperta e meno imbronciata; alla matrigna che per quanto buona sa vedere solo la parte più superficiale della figlioccia.
Il continuo gioco delle prospettive sulla persona Lucy Snowe (gli sguardi di sé stessa e del mondo sulla sua persona) crea un caleidoscopio di punti di vista che mette sempre alla prova l'identità. Uno dei motivi che si ripetono in questo romanzo è anche come l'umano possa gestire il peso della creazione della propria individualità. Lucy ci riesce molto bene: in qualche modo rimane attaccata a sé stessa, ai propri difetti, alla pratica del lavoro e della fede -- e a quella tenacia di carattere solo sua. Sopporta i propri errori e le proprie incongruenze, e guarda con ironia l'immenso abisso di pensieri e giudizi che cadono su di lei dalle persone che la circondano. È un grave peso quello che deve portare -- ma tra tutte le sue battaglie che deve combattere questa è quella che vince con il più sorprendente margine.
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vedi supra, p. 612 |
Congedandosi spiritualmente dall'allieva che la trattava sempre male, anche nel finale del libro Lucy mantiene la sua voce ironica e salda: quella voce fondante con cui ha navigato i pericoli della sua vita. |
Terza parte: sotto la cattiva stella
La vita di Lucy è quindi segnata dalla lotta per la sopravvivenza spirituale. È una piccola creatura che vorrebbe esaudire i propri desideri e trovare la felicità, ma viene ostacolata da ogni parte. La domanda che come grido emerge dai momenti più drammatici del romanzo è quindi: dove sta la Giustizia in tutto questo? Dio ci ha donato sventure che ci hanno segnato profondamente; ci ha creato fragili, eccitabili, troppo sentimentali per questo mondo cinico. Gli Altri perseguono solo i propri interessi egoistici. E anche coloro che ci sono amici ci fanno del male senza saperlo: perché non sanno conoscerci veramente. L'umiliazione maggiore per l'anima in cerca di pace, è sapere che nel mondo, al di fuori di noi, i nostri amici e nemici prosperano: quando noi siamo invece incatenati in una lotta per la sopravvivenza. L’esempio più pesante da sopportare è il confronto con Graham: perché lui riesce in tutto quello che fa? Ovunque vada ammalia gli altri umani; la sua virilità lo sostiene rendendolo perfetto in società e nel suo lavoro di medico; ottiene anche la mano della migliore ragazza di Villette, Paulina. Insieme saranno felici, e grazia e fortuna li benediranno. In qualche modo loro sono sotto una buona stella. Perché per Lucy non è così? Lei rimane sullo sfondo della vita di lui, desiderandolo senza poterlo avere; e lui va avanti, felice, e la dimentica.
Questo è il messaggio universale del romanzo: che sia la Volontà di Dio, come lo sarebbe per Lucy (o che sia un fato imperscrutabile o la legge della natura per altri) perché esiste nel mondo una tale ingiustizia? Per alcuni la vita è così difficile, ed altri invece hanno la strada spianata. Come può essere questa la Legge del Mondo? C'è da sottolineare che questo divario di fortune è anche una questione di soldi e posizione sociale: c'è chi nasce in povertà e senza titoli nobiliari, chi l'opposto -- e Lucy è sempre dalla parte sbagliata. Per quanto sia naturale cercare di dare una giustificazione positiva all'ingiustizia (Dio fa soffrire perché i suoi piani sono per noi umani imperscrutabili: questo ci direbbe Lucy), il dolore rimane e a volte lo spirito vacilla.
Lucy si attacca però a quella ragione positiva: davvero pensa che i motivi della sua pena siano giustificati nel grande piano divino. Lucy sa che la rettitudine in vita, passando attraverso e sopportando le tremende prove, sia il compito necessario di una persona di fede: questa vita terrena del resto non è tutto ciò che c'è. È però la sensibilità dell'autrice e la sua capacità di restituirci la complessità dell'esistenza che rende questo dilemma vivo e pulsante dentro il lettore. Non mancano così i vuoti della fede: a volte la creatura soffre così tanto che si allontana dalla Via. A volte per un attimo si vorrebbe solo morire; altre volte tutto diventa grigio e nulla sembra avere più senso. A volte ci si mette in pericolo senza volerlo davvero. La vita è una strada perigliosa, e la Fede deve venire messa alla prova. È encomiabile quanto il romanzo sia universale, ed emozionante, anche se il tema della fede può essere lontano dal lettore moderno: e questo perché restituisce una vita interiore ricchissima e reale, che ci fa davvero capire e sentire le ragioni dell'animo della protagonista. È riprodotta nel linguaggio la complessità della vita psichica, il suo pathos e la sua ricchezza; sono gli elementi fondanti di questo studio sublime sul carattere. Io penso di "aver conosciuto" Lucy Snowe; lei sarà con me, in qualche modo, per sempre.
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vedi supra, p. 217 |
A un quarto del romanzo Lucy viene messa alla prova in modo estremo, in un momento di totale solitudine e con dentro la solita impressione che il mondo vada avanti senza di lei. Come si nota la fede stessa nella Provvidenza è in dubbio, in tale dolore. |
Ultima parte: finis
La battaglia volge alla fine. In modo molto antitetico al resto del romanzo, le ultimissime pagine del libro annunciano una qualche forma di felicità: la realizzazione personale dei desideri di Lucy. C'è un nuovo amore che si fa strada nel cuore; questo nuovo amore porta delle circostanze favorevoli. Ancora una volta Lucy fa ben poco di sua spontanea iniziativa, sempre per quel carattere ritroso e timido che la caratterizza -- ma stavolta la fortuna gira nella sua direzione e lei riesce ad esserci nell'occasione propizia. Apre la sua scuola. Un benefattore le affitta una casa meravigliosa dove insegnare e vivere. E lei attende per tre anni nella felicità, aspettando che l'uomo che desidera torni da un importante viaggio.
Ma l'autrice ha in serbo un ultimo colpo di scena, implicitamente a ribadire quei temi di ingiustizia e aspettative deluse che hanno attraversato tutta l'opera. Una tempesta distrugge tutto, fa inabissare il dolce futuro già pregustato. Che davvero non possa esserci una buona stella? Che davvero alcuni destini siano condannati? Dopo tutto questo lungo travaglio, ad un passo dal vedere realizzati i propri desideri, la sfortuna colpisce di nuovo: la storia di Lucy Snowe si interrompe con violenza, come era cominciata. Un'ultima caduta rovinosa negli inferi; la ferita di avere perso il proprio posto al mondo ritorna. Le ultime parole di Lucy Snowe a noi lettori sono: "Addio". L'autrice ci lascia senza una risposta: ne è valsa la pena, se sarà tutto da ricominciare? Il raggio di sole, che per poco ci ha illuminato, che valore ha avuto? Alla fine, l'ultima domanda esistenziale è: quello che ho attraversato mi ha cambiato in meglio? "Addio", l'ultima parola pronunciata è tragica; ed io penso che ciò che volesse dire l'autrice sia qualcosa di estremamente tragico. Ma la risposta può essere diversa per ognuno di noi. Perché Charlotte, chiudendo la storia di Lucy mentre è ancora in divenire, non ha escluso la possibilità al lettore di ri-immaginarla felice, un giorno. E per questo la ringraziamo.



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