Poesia inedita: 20/8/25 - incubo (mare)
- lollodan
- 22 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
20/8/25
incubo (mare)
dentro un mare come brodo
la luce torna opaca.
ho i diritti sul mio corpo; posso
agitare gli arti
come voglio — posso
guardare i raggi obliqui
tagliare questo liquido traslucido.
ma non devo respirare…
né mi fanno male gli occhi...
devo avere fatto un qualche grave errore…
l’assenza del respiro è insopportabile, e allora
nuoto in alto per la somma: perché l’aria
mi appartiene. la desidero, è il mio
diritto.
ma come salgo noto una
terribile inconsistenza:
i raggi picchiano allo stesso
modo/angolo; e la luminosità non
cambia. butto (allora) tutto il corpo ancora a-
vanti in
alto — voglio
l’aria, il corpo in alto — voglio il
sole.
ma il sole non arriva.
il sole non arriverà mai più?
l’intercapedine tra l’acqua e la vita, il mare e il cielo,
non si spezza. la boccata
che mi hanno promesso, Dio, quella
del nuotatore che si libera spaccando il
suolo/suono
terremotato del mare in un
urlo — il
trionfo che la vita fa eruttandosi dal
nulla —
non verrà.
allora guardo giù…
[…]
non c’è niente.
non c’è niente giù.
vedo oscurità e mi si protende
verso —
non so se mi lambisca già
i piedi — no, i miei piedi
sono salvi —
ma è giù, più giù, come se attenda, pronta o in
posa, per uno scatto — o forse
è indeterminabilmente ferma? non
lo so, io non
so dirlo — io so solo
che non le do
distanza — ad
ogni annaspamento in
alto
non mi si allontana di un centimetro —
da me —
… … …
non c’è un fondale o un punto fermo, solido
su cui puntare gli occhi —
non riconosco più gli oggetti fisici —
[…]
come sono finito qui?
devo avere fatto un qualche errore sulla strada,
sul cammino, della vita?
come ho fatto a perdere la strada fino a qui?
come si compie un così grande errore?
[… ? …]



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